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Siamo preoccupati
Il Servizio Sanitario del nostro Paese ha il compito delicato ed
essenziale di garantire ai
cittadini il diritto alla salute e alle cure sancito dalla nostra
Costituzione.
Per questo, ha bisogno di stabilità, di buon governo e di certezze sui
finanziamenti.
E invece non riceve
più le risorse necessarie al suo buon funzionamento.
Con le leggi
finanziarie, nel biennio 2010 - 2011, sono state programmate cinque
miliardi di riduzioni di spesa (sette
miliardi rispetto all’attuale Patto per la Salute). Nel 2010 per la
prima volta nella storia del Servizio Sanitario Nazionale il
finanziamento sanitario è addirittura inferiore all’anno precedente,
persino in valori assoluti (- 402 milioni). Mentre sparisce il fondo per
la Non Autosufficienza (400 milioni).
Così si peggiorano i servizi e non possono essere garantiti i Livelli
Essenziali di Assistenza ai cittadini, soprattutto ai più fragili.
E si può interrompere il faticoso percorso di risanamento delle
regioni impegnate nei piani di rientro dai disavanzi.
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Elenco firmatari
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Vogliamo fermare questa deriva e riportare al centro di ogni decisione
la persona, i suoi bisogni, i diritti di cittadinanza sanciti dalla
Costituzione.
ADERISCI ANCHE TU ALL'APPELLO
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Le risorse necessarie
Ridurre il finanziamento per il servizio
sanitario non ha alcuna giustificazione.
In Italia, in questi anni, la spesa in
rapporto al PIL è rimasta nella media sia dei paesi UE che OCSE. E anche
le proiezioni di spesa dei prossimi anni sono in linea con quelle gli
altri paesi europei.
Il prossimo Patto per la Salute tra Governo e
Regioni deve adeguare il
finanziamento per la sanità, seguendo le linee già indicate
dall’attuale Patto della Salute (che prevedeva un aumento annuo del
3,7%). La crisi non può essere usata come scusa, la spesa sanitaria
svolge una funzione anticiclica e di investimento pregiato anche per la
ripresa dello sviluppo.
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Spendere meglio
La spesa sociale e sanitaria va usata con rigore e
serietà: è spesa preziosa che serve a tutelare in primo luogo le persone
più fragili. La sua efficienza e la sua efficacia sono obiettivi
irrinunciabili.
L’esperienza delle regioni più virtuose, al
contrario di quelle dove si concentrano gravi disavanzi, insegna che
il vero risanamento non si ottiene con tagli indiscriminati, ma con
una coraggiosa riorganizzazione dei servizi sanitari: il
ridimensionamento e la riqualificazione della rete ospedaliera, il
potenziamento dei servizi distrettuali (assistenza domiciliare), il
governo degli accreditamenti, l’integrazione fra sociale e sanitario.
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Riportare al centro i
diritti
La riduzione dei
finanziamenti oggi fa il gioco di chi vuole usare il federalismo fiscale
per ridimensionare il servizio sanitario nazionale e così compromettere
l’universalità del diritto alla Salute in tutto il Paese.
Indebolendo il servizio sanitario nazionale si rischia di aprire
la strada, come vagheggia il libro bianco sul welfare, ad un sistema
“semi mercantile”, nel quale la sanità sarà diseguale, e più costosa,
come ai tempi delle vecchie mutue.
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